Epoca Romana

Roma ovunque arriva con le sue conquiste territoriali introduce la sua organizzazione, uno degli aspetti è rappresentato dallo sfruttamento delle foreste per ricavare il legno indispensabile per le costruzioni civili e navali. Non dobbiamo dimenticare che già al tempo dei Greci, questi avevano in grande cura i boschi e i romani continuano, seppur con minor cura, questa tradizione.

Abbiamo così l’istituzione di collegi (corporazioni) di operai specializzati addetti alle varie operazioni di taglio e trasporto del legname.

  • I saltuarii custodi e amministratori dei boschi
  • I salturii limitanei destinati alla vigilanza dei confini delle selve.
  • I materiarii lignarii boscaioli
  • I tignoserrariis segantini
  • I dolobrarii squaradori.
  • I dendrofori o nautarum destinati al controllo del taglio alla costruzione e condotta delle condotte terrestri e fluviali del legname ad uso della marina e delle pubbliche costruzioni.

Sono dunque i dendrofori che in epoca romana esercitano la professione di zattiere. Plinio racconta del prezzo d’affetto per un albero da matadura di circa otto piedi di diametro pel quale fu pagata la somma di ottantamila sesterzi, l’ordinario prezzo di un raso cioè di una zatta d’antenne al tempo di Roma era di quarantamila sesterzi.

Questi rasi si deve presumere che non differissero molto dai rasi che discendevano il Piave dalle Dolomiti bellunesi fino a Venezia fini ai primi del 900.

A Roma arrivavano legni di grandezza portentosa da ogni parte dell’impero.

Plinio racconta che tra quello ordinato da Tiberio per la costruzione del ponte Naumachiario v’era un trave di larice condotto dalle Alpi Rezie, e quindi dall’arco alpino orientale, che avea centoventi piedi di lunghezza (m. 35,46) ed una grossezza uniforme di due piedi per ogni lato (m. 0,591). Questa trave rimase esposta al pubblico fino alla sua messa in opera nella costruzione dell’anfiteatro di Nerone.

L’albero maestro della nave egiziana su cui Caligola fece condurre a Roma l’obelisco che è oggi collocato davanti alla cattedrale di S. Pietro allora Circo aveva nientemeno che 24 piedi (m. 7,09) di circonferenza.

Un altro di cedro della nave di Demetrio, tagliato nei monti della Siria, era lungo centotrenta piedi (m. 38,41), e ne aveva di circonferenza circa diciotto. Il ritrovamento di cippi e lapidi dedicati a capi del collegio dei dendrofori testimonia la presenza dell’organizzazione romana riguardo al trasporto di legname che allora poteva avvenire soprattutto via fiume.

Nel borgo romano chiamato “Civitas aurelia aquensi”, nel ducato di Baden, dove già esisteva un “Collegium nautarum”, vi è stato il ritrovamento di una lapide con l’effigie di Mercurio protettore dei commercianti e una scritta in h.d.d.d. neptuno. Contubernio. Nautarum. Cornelius. Aliquandus. d. s. d..

In quel luogo è esistita fino a pochi decenni fa una numerosa congregazione di zattieri occupata a condurre il legname raccolto nella Foresta Nera sui confluenti Kinzig Nekar Enz e di là sul Reno fino in Olanda.

Cesare racconta che: nel 53 a.C. duemila cavalieri Sicambri varcarono il Reno su zattere trenta miglia a valle del ponte da lui lasciato nel territorio degli Eruboni e nel 58 a.C. i celti-svizzeri attraversavano la
Saona con zattere

Una lapide dedicato all’ars nautarum è stata trovata ad Alba Julia lungo il Tirgu Mures in Romania.

Una lapide è stata trovata sull’Iser affluente del Rodano dedicato al dio Silvano “pro salu(t)e ratior(um) superior(um) amicor(um) suor(um)” che stabilisce la presenza di una organizzazione di zattieri.

Una lapide è stata trovata sull’Iser affluente del Rodano dedicato al dio Silvano “pro salu(t)e ratior(um) superior(um) amicor(um) suor(um)” che stabilisce la presenza di una organizzazione di zattieri.

Due lapidi trovate a Brescia dedicate una a Arrio Paulino Apro patrono del collegio dei dendrofori e un’altra a Gaius Cripius Mesperio capo del collegio dei dendrofori. Quest’ultima posta dalla moglie Mariae Synethiae che offre a tutela mille sesterzi.

Una lapide dedicata a Ercole Silvano dai boscaioli di Zuglio nella Carnia cosi diceva “herculi comiti custodi M. Caesius Aug. Lib. Sostratus praef. Fabrorum collegii dendrophororum etc.”.

Troviamo lungo il Piave due cippi uno a Belluno dedicato a Marco Carminio Pudente capo del collegio dei dendrofori 200 d.C. e uno a Feltre dedicato a Caio Firmino Rufino, chiaramente questa abbondanza di ritrovamenti fa pensare che il Piave lungo l’asse Berua, Belluno, Feltre e Altino porto romano all’interno della laguna fosse già allora interessato da un traffico intenso di legname trasportato con zattere. Era soprattutto il larice che interessava ai romani.

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Ma questa storia deve essere ancora più antica se, come narra Strabone, i Veneti ancora prima della conquista dei romani costruivano navi di ampia carena, altissime in prora e poppa, capaci di lontanissima navigazione, e tutte di legname quercino che ridondava, di fatto, nel loro dominio.

Al tempo dei romani le foreste delle provincie erano così importanti che erano demandate quali ricompensa ai consoli usciti di carica e erano oggetto di gara fra loro per conseguire il governo delle province più ricche di boschi e farvi bottino. 

D’altronde l’arrivo dei romani nel veneto non può dissociarsi dalla coscienza di essere diventati padroni di una ricchezza immensa di boschi ancora vergini come afferma sempre Strabone.

Queste selve erano la Diomea sul Timavo, la Lupanica estesa dall’Isonzo alla Livenza, confinante con la Fetontea “Silva Magna”, la Torcellis, la Clocisca, la Lauretana, la Torunda, la Morgana, la Cavolana, il bosco del Montello e le grandi foreste lungo il Piave e il Tagliamento e i loro affluenti.

A Castellavazzo veniva costruito il Castrum Labazii campo militare a difesa della vallata da possibili invasioni da nord. A Codissago durante scavi per il rifacimento delle fognature nel 1968 vengono trovate urne cinerarie con monete d’oro romane, questi reperti sono poi scomparsi.

Gli zattieri del Piave hanno senza dubbio una tradizione millenaria e questa grande esperienza maturata nei secoli si è protatta ininterrottamente fino al 1915 con l’arrivo del trasporto su ferrovia.

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Il Museo si trova a Codissago frazione di Castellavazzo Belluno a 6 Km dall’uscita dell’autostrada A23 Venezia-Belluno sulla sponda sinistra del Piave di fronte a Longarone.
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