Ricordo di Giuseppe Sebesta

Giuseppe Šebesta


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Giuseppe Šebesta ci ha lasciato nella notte tra martedì otto e mercoledì nove marzo 2005 nella Val di Non a Cles in Trentino, dove ha trascorso l’ultimo periodo della sua vita.

Ha trascorso i suoi ultimi anni, dal 1987 al 2005, lavorando e trepidando per vedere realizzato quello che considerava la sua ultima creatura, il Museo degli Zattieri del Piave. Con l’associazione degli zattieri del Piave di Codissago aveva stretto un legame molto forte, ci accomunava il desiderio di far conoscere l’affascinate mondo, del trasporto via fiume del legname che per secoli aveva caratterizzato tutte le società di un tempo.

Ma forse non era solo questo. Il padre di Šebesta era originario di Tyn nad Vltavou un piccolo paese della Boemia, quando era piccolo, la madre trentina lo portava su un ponte della Moldava dove si vedevano passare le zattere, queste superavano un salto d’acqua attraverso uno scivolo, e quando alla fine dello scivolo la parte anteriore della zattera s’immergeva in un mare di schizzi d’acqua lui gridava di gioia per lo spettacolo.

Forse oltre che per la sua curiosità e passione per ogni aspetto della cultura antica degli uomini, le zattere erano per lui un legame ancestrale con la sua infanzia e con la terra dei suoi avi.

Come quando in Africa muore un “griot”, la perdita di Šebesta priva l’umanità di una miniera d’informazioni e di conoscenze che solo lui possedeva grazie ad una vita trascorsa dedicando ogni suo momento alla ricerca culturale e alla realizzazione di opere che al giorno d’oggi sono uniche nel suo genere e fondamentali soprattutto per chi vuole dedicarsi seriamente all’etnografia, e non solo a quello.

A me che per diciotto anni ho avuto il piacere, il privilegio, la fortuna di averlo a fianco rimane la netta sensazione che Šebesta sarà sempre con noi per incoraggiarci a essere onesti con noi stessi e con gli altri, a lavorare per rendere migliore questa nostra società, a fare in modo che gli uomini siano degni di aver ricevuto il dono dell’intelligenza di cui sono dotati, a usarla per forgiare un mondo dove gli ideali migliori, soprattutto la generosità, abbiano il sopravvento sull’egoismo e l’invidia.

Fin dal primo momento nel 1997 quando ancora il museo era relegato negli spazi angusti del seminterrato, Šebesta è stato prodigo di consigli per far sì che quando l’intera struttura sarebbe stata a nostra disposizione noi fossimo pronti per occuparla con materiali e documenti.

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Nel settembre 1991 non appena abbiamo avuto la certezza che tutto l’edificio avrebbe potuto essere trasformato in museo ha realizzato il progetto di percorso scientifico nella primavera del 1992.

Nel 1995 abbiamo avuto l’atto formale del Comune che assegnava tutta la struttura dell’ex scuola elementare al museo. Da quel momento si è potuto iniziare la ricerca dei fondi che con progetti successivi hanno permesso nell’agosto del 2004 di inaugurare il museo.

Šebesta negli ultimi anni credo che fosse preoccupato di non poter vedere il completamento di questa sua opera, e in realtà lui non ha potuto purtroppo essere presente all’inaugurazione nell’agosto del 2004 date le sue cattive condizioni di salute, ma credo che idealmente lui era qui fra noi più cosciente di noi dell’importanza del momento, felice di aver potuto dare ancora una volta qualcosa di buono per gli altri.

Oltre al museo ci rimane il romanzo “Zattere sull’onda dei fiumi” che ha realizzato nel 2000 alla venerabile età di 81 anni per onorare gli zattieri del Piave.

L’Associazione Internazionale degli Zattieri aveva apprezzato la sua partecipazione e i suoi interventi per la realizzazione dello statuto internazionale degli zattieri e lo annoverava quale unico per ora socio onorario.

Šebesta non è più tra noi materialmente, ma chi visiterà il Museo degli zattieri del Piave a Codissago, oppure il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di S. Michele All’Adige, oppure il Museo degli Usi e Costumi della gente di Romagna di Santarcangelo, potrà idealmente conoscere il gigante della cultura che lì ha profuso parte della sua straordinaria conoscenza delle vicende degli uomini.

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Il Museo si trova a Codissago frazione di Castellavazzo Belluno a 6 Km dall’uscita dell’autostrada A23 Venezia-Belluno sulla sponda sinistra del Piave di fronte a Longarone.
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